LinkedIn: il social sottovalutato (almeno in Italia)

A differenza dagli altri paesi, in Italia LinkedIn è un social ancora poco utilizzato

Mi sono sempre chiesto quanto potesse diventare grande LinkedIn. Se fosse stata in grado di competere con le grandi società di head hunting, se avesse avuto la forza di abbattere il radicato sistema delle “raccomandazioni”; se fosse stata capace di introdurre una reale opzione per le strategie di marketing B2B. 500 MLN di utenti, oltre 3MLD di fatturato passando da una cessione a Microsoft per oltre 26 MLD di dollari. Risposta chiarissima.

LinkedIn non è più solo il più liberale degli strumenti di ricerca del personale ma sta assumendo, ogni giorno di più, le sembianze di un canale diretto per raggiungere categorie di professionisti apparentemente inarrivabili. Chi, come me, ha un background commerciale vecchio stampo (pur avendo solo 34 anni ricordo ancora 12 anni fa le centinaia di cold call che mi facevano fare in banca a vendere titoli), si ricorderà le enormi difficoltà per reperire i contatti del “Dottor X” o dell’Ing Y, le pratiche seduttive alla segretaria o assistente del nostro bersaglio per farci passare la chiamata, le ore passate sotto l’ufficio della nostra vittima per scambiarci due parole.

Si può dire che LinkedIn ci ha tolto la “marciapiedità”! Oggi con un bel profilo Premium, (indubbiamente un po’ costoso), si può iniziare un’educata attività di inbounding verso il target dei nostri sogni.

 

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Ma oggi LinkedIn non è solo questo.

Circa il 35% del fatturato infatti deriva dai servizi ADS, ovvero da tutte quelle attività che permettono di sponsorizzare dei contenuti. Se il concetto di promozione di un post credo ormai sia diventato di dominio comune (gli amici di Facebook insegnano), credo sia significativo raccontarvi in due righe come funziona InMail. Qualche mese fa infatti mi trovavo a gestire un problema piuttosto complesso: una grossa azienda aveva la necessità di contattare un target strettamente B2B, irraggiungibile sul canale offline (non c’erano riviste di settore, canali di settore, radio di settore). Google non ci dava nessuna chance, FB mi riportava un’audience di, sì e no, 2.000 persone (e probabilmente non in target). Così abbiamo provato a testare il colosso di Montain View.

Selezioniamo l’opzione InMail, definiamo il target, l’area geografica: 8.500 registrati con le caratteristiche definite. Facciamo un’analisi preventiva dei costi per invio: colpo basso: la stima si aggira fino a 0,5 euro ad email inviata!! Strategia costosa mi dico, ma decidiamo di procedere con un test. Sotto segmentiamo e procediamo al primo invio di un’email che rimandava ad una landing per la raccolta di leads. 55% di open rate, 15% CTR sul link presente nell’email, 25% di conversione sulla landing. Procediamo poi ad una verifica sul target, analizzando se realmente gli utenti registrati facevano parte della categoria di nostro interesse. Tutti buoni!

Unico lato dolente sono i tempi di invio e che l’utente, per ricevere l’email, deve risultare loggato.

 

In Italia questo canale risulta essere ancora estremamente sottovalutato. Avere una pagina corporate adeguata ed aggiornata, fornire contenuti di livello e verticali sul proprio settore, sono un evidente segnale di leadership che un’azienda oggi deve dimostrare. Usare LinkedIn per raccontare ciò che si respira in azienda produce un effetto positivo sia sugli attuali dipendenti sia su possibili talent che un domani potrebbero essere interessati a collaborare. Usarlo  per raggiungere un target B2B, clienti e fornitori. O perché conta più di 500 MLN di iscritti. Probabilmente almeno 2 su 500.. milioni stanno aspettando un vostro contatto.

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