Smartphone: galateo dell’utilizzo in pubblico

Lo smartphone accompagna la nostra vita di tutti i giorni: quando e come dovremmo evitare di usarlo.

Parla pure eh, ti sto ascoltando..” quanti hanno ricevuto questa frase e quanti l’hanno pronunciata mentre con fare distratto scorrevano le notizie sul loro smartphone?

O a quanti è capitato di ritrovarsi in metro circondati da persone con lo sguardo fisso sullo schermo? O per strada rischiando di andare addosso a qualcuno?

Ci sono numerosi ambiti della nostra vita, in cui il telefono è al nostro fianco, più di un cane fedele, più di un gatto affamato, più di una fidanzata morbosa.

Lo portiamo in bagno, a pranzo fuori, durante una passeggiata in montagna, un appuntamento romantico, un colloquio lavorativo, nel letto prima di addormentarci.

Secondo i dati del report realizzato da Hootsuite in collaborazione con We are social, in Italia nel 2017, su quasi 60 milioni di persone, 39 milioni utilizzano internet regolarmente e 31 milioni sono utenti attivi sui social. Quelli più utilizzati? Al primo posto Youtube subito seguito da Facebook, mentre Instagram ha avuto forte aumento rispetto al 2016 ed è in crescita costante.

Mentre a livello mondiale 2,8 miliardi di persone navigano sui social almeno una volta al mese e Facebook rimane la piattaforma più in voga.

 

Con questi dati non stupisce che lo smartphone sia sempre presente.

E ci sembra normale, un po’ perché “lo fanno tutti”. Un po’ perché la tecnologia ha preso il sopravvento e un po’ perché non occupa spazio ed è facile averlo sempre a portata di mano.

Lo facciamo tutti: non solo millenials o studenti di marketing e comunicazione ma anche l’ormai banale esempio delle mamme di oggi che preferiscono messaggiare nei gruppi di whatsapp piuttosto che parlare faccia a faccia e incontrarsi al parco.

Secondo un’indagine di Facebook IQ (“Facebook messaging survey”) condotta su 12500 maggiorenni che hanno usato app di messaggistica negli ultimi 30 giorni, il 56% preferisce messaggiare piuttosto che fare una telefonata.

 

Questo perché si può evitare di interrompere qualsiasi altra cosa stiamo facendo e impiega un livello di empatia molto più basso.

Secondo un’altra indagine di Facebook IQ sugli Instagram Data risalente ad agosto 2017, le persone con meno di 25 anni trascorrono circa 32 minuti al giorno di media su Instagram, controllando e scrollando di continuo in attesa di nuovi feed.

Siamo ormai dipendenti, usiamo il telefono in modo compulsivo ignorando quando e se sia realmente necessario.
E’ diventato una specie di tic, un tic da maleducati che sentono senza ascoltare.

I dati scientifici attestano che un uso prolungato del telefono danneggi vista, ciclo del sonno e diffonda facilmente le malattie (essendo i telefoni spessissimo a contatto con superfici non pulite). E sono ormai molteplici, ma basta non leggerli, ignorarli e sembra essere tutto a posto.

Parlando di educazione invece, il discorso è un altro.

Non esiste una lista ufficiale di luoghi o situazioni dove sarebbe meglio evitare di usare il telefono o dove proprio non è il caso, ma possiamo arrivarci, usando un po’ di buon senso e politeness.

 

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O possiamo ispirarci alla lista stilata dalla psicologa e professoressa americana del MIT Sherrey Turkle in un interessate articolo uscito su The Atlantic, e creare le nostre 10 regole bon ton in materia di smartphone:

1- Durante la colazione

2- Al cinema. Non c’è niente di più fastidioso della lucina insistente che pulsa sul telefono del tuo vicino mentre stai cercando di seguire il film

3- Mentre guidi, è davvero necessario pubblicare un’Instagram story?

4- Al ristorante, non interessa davvero a nessuno cosa stai per mangiare.

5- Quando fai la spesa, se ti serve per la lista puoi sempre ricorrere al caro vecchio pezzo di carta

6- Mentre cammini per strada senza guardare dove vai, seriously?

7- Quando qualcuno ti sta parlando. Oggi ricordiamo solo il 18% di quello che ascoltiamo, qualcosa vorrà dire..

8- In presenza dei tuoi figli

9- Al primo appuntamento

10- In camera da letto, soprattutto prima di andare a dormire

Si è ispirato a questo tema anche lo scrittore ed editorialista Aldo Cazzullo che ha usato la frase “Metti via quel cellulare. Un papà, due figli, una rivoluzione” come titolo del suo ultimo libro, un dialogo intergenerazionale per affrontare questo tema sempre più discusso. Si parla di rischi e opportunità che emergono dal rapporto serrato che abbiamo con il telefono, con un’interessante punto di vista degli adolescenti di oggi.

Il concetto di polite viene messo in discussione dalle nuove generazioni che sono nate in quest’era e che usano il telefono per fare tutto. Saltano addirittura il passaggio con il computer (molti non ne hanno mai posseduto uno e non hanno alcun interesse ad usarlo) e lo vedono come un prolungamento di se stessi. Quindi l’idea di maleducazione collegata alla tecnologia non viene proprio capita perché è sempre stato cosi.

Senza estremizzare troppo, basterebbe fare qualche passo indietro, agli anni Novanta, quando la tecnologia c’era ma si usavano ancora le cabine telefoniche e forse si parlava un po’ di più.

Dovremmo provare a dimenticarci il telefono quando non ci serve per lavoro, quando non è davvero necessario.

 

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E a togliere la suoneria, soprattutto delle notifiche. Dovremmo iniziare a dimenticarcelo partendo da luoghi di aggregazione come cinema, teatro, concerti o chiese, per chi è religioso.

Un’immagine che rende bene l’idea è quella scattata ad un concerto dove tutti sono impegnati a riprendere la band con il telefono. L’unica che si sta godendo il momento è una signora anziana in prima fila che ascolta e basta.

Dovremmo iniziare a dimenticare lo smartphone nei luoghi pubblici e provare a farlo nei vari momenti della nostra vita quotidiana.

Da quando siamo in bagno, alla sera prima di andare a dormire alla passeggiata in montagna.

È interessante come dimenticandoci una cosa, diventiamo subito più attenti e interessati a quello che gli altri ci stanno dicendo.

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